CACCIATA DAL PARCHETTO? SI’ MA…

CACCIATA DAL PARCHETTO? SI’ MA…

Per la serie “c’è sempre una prima volta”, devo dire che ieri sono stata cacciata dal parchetto dedicato ai bambini all’interno del mio condominio. Io, sì, proprio io, che sono sempre stata fantozzianamente ligia alle regole e alla sola idea di essere “fuori legge” sento il battito accelerato e la sudorazione imbarazzante, che comincia a scendere in piccoli rivoli in area baffetti.

L’ANTEFATTO

Ma andiamo per ordine. Visto che sto per traslocare, ho preparato sei sacchi giganti di abiti smessi dai miei figli, ma in ottime condizioni, e due borsone, sempre giganti, di giochi pressoché nuovi. Detesto gli sprechi, che mi sembrano uno schiaffo alla decenza, soprattutto in questo periodo, quindi ho chiamato la mia amica Marta, che lavora seriamente nel terzo settore, perché venisse a caricare tutto quanto, con la certezza che vestiti e giocattoli aiuteranno qualcuno. Fare le cose in modo semplice? No, non è da me, quindi ho chiesto alla mia amica di venire con il suo bambino (all’ultimo anno d’asilo) con cui parlavo già quando era nel pancione, e la sua cagnolina, Senza Niente, per farla giocare con il mio cagnolotto Perseo.

CARICO DI SACCHI PER BENEFICENZA FRA FIGLI, CANI E GATTI

Io sono una pensatrice, mentre Marta ha senso pratico, quindi mi ha dato ordini precisi su come organizzare “il carico” negli ascensori. Tutto mentre i due cani impazzivano nel conoscersi, scorrazzavano sul pianerottolo, si infilavano fra le gambe di un vecchietto, e i miei gatti rizzavano il pelo, inorriditi all’idea di un altro quattro zampe in giro per casa. Finalmente scendiamo, carichiamo la macchina e decidiamo di fare due chiacchiere, mentre lasciamo in libertà vigilata bimbo e amici pelosi.

VOGLIAMO CHIACCHIERARE QUALCHE MINUTO

Ci dirigiamo appunto nel parchetto condominiale destinato ai bambini, con altalene e giostrine, e constatiamo che non c’è anima viva, a parte tre ragazzotti che di solito scendono per bersi una birra e fumare in santa pace su una panchina, ascoltando musica orrenda (oddio, magari qualche decennio fa anche Vasco era percepito dai genitori come orrendo? Boh). Visto che non ci sono in giro altri piccoli e siamo munite dei sacchettini per raccogliere eventuali cacche, io e Marta decidiamo di rimanere nell’area giusto per qualche minuto, anche perché stanno scendendo il freddo e il buio, con suo figlio e i rispettivi cagnolini che giocano, anche se per la precisione Senza Niente comanda e Perseo esegue, ma con una gioia incredibile.

CACCIATE A BRUTTO MUSO

Saranno passati tre, quattro minuti al massimo, e vediamo arrivare il portiere, scuro in volto, che ci dice con tono perentorio “qui non si può stare”. Insomma, cacciata dal parchetto con un’ospite. Gli faccio presente che ci siamo fermate solo perché non ci sono in giro bambini, né vecchietti che potrebbero essere infastiditi dalla presenza dei nostri pelosetti, che siamo munite dei sacchettini raccoglitori e quindi non lasceremmo mai il prato sporco, che il piccolo della mia amica desidera dondolarsi ancora per qualche istante sull’altalena, che ce ne saremmo andate entro pochissimo. Niente, “qui non si può stare, perché mi hanno citofonato”. Proprio cacciata dal parchetto, oh.

MI SEMBRO UNA PESCIVENDOLA

Mi parte l’embolo. Sbotto a voce alta che sono felicissima di traslocare entro meno di un mese, che vado in una palazzina piccola dove finalmente non c’è il portiere, così se qualcuno non si fa i cavoli suoi (non ho detto esattamente così) me lo deve dire nel muso e io gli faccio pelo e contropelo. E nello sbroccare borbotto altre cose ineleganti sulle stecche che prendono i portieri, sui vecchi che invecchiano male e invece di godersi un libro guardano dalla finestra e blablano, come dice Crozza – Briatore. Marta vorrebbe intervenire sul fatto che non è bellissimo che in un parchetto dei ragazzi fumino, ma i miei “amici” fumatori, che nelle mie passeggiate con Perseo ho sempre incrociato senza fiatare, e quindi mi “amano”, ci difendono a spada tratta, spiegando che non stiamo facendo niente di male. E ci invitano a rimanere. Invece li salutiamo e ce ne andiamo. Ma poi mi ricordo che dovrei ritirare un pacco in portineria. Ci manderò il consorte, mi sa…

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