UNA FATICA SENZA FINE, IL TRASLOCO

UNA FATICA SENZA FINE, IL TRASLOCO

Sono sparita dalla circolazione per un paio di settimane. Perché un trasloco ti investe come un ciclone. Oddio, non voglio frignare, visto che siamo in un momento in cui davvero famiglie intere sono travolte da ben altre tragedie, però a me sembra di aver fatto le Fatiche di Ercole. E appena apro gli occhi penso a quanti scatoloni mi rimangono da svuotare, per destinazioni diverse, come cantina, armadi o cassettiere, campana di vetro sotto la nuova casa. Insomma, una fatica senza fine, accompagnata da una sorta di coazione a ripetere.

QUANDO UNO TI DOVREBBE AIUTARE

Ma tutti i personaggi che ti ruotano attorno quando fai un trasloco? Una galleria degna del teatro delle maschere. A cominciare proprio da chi di mestiere fa il traslocatore. Il giorno prima della data X, quella in cui lasciare la mia vecchia casa, si presentano due operai per darmi una mano con l’inscatolamento: si capisce subito che comanda Dimitri, perché quando spiego cosa ho fatto fino ad allora mi risponde che “importa non quello che lei ha fatto, ma quello che noi dobbiamo fare”. Amen.

IL GIORNO X

L’indomani la musica non cambia. Date le indicazioni su quello che va portato e lasciato, Dimitri mi dice di chiudermi in bagno, altrimenti do fastidio, aggiungendo che se ho sonno posso “dormire in vasca con cuscino”. Bontà sua, mi lascia il cellulare. Quasi quasi dormo davvero, tanto, vista la fatica senza fine che mi aspetta nei prossimi giorni…

CHE DISASTRO, LA CASA NUOVA

In effetti, quando ti ritrovi in una casa che non è ancora “tua”, circondata da montagne di scatoloni, senza lo spazio per andare in bagno, ti chiedi più e più volte se ne sia valsa la pena: gambe pesanti come tronchi, disorientamento, pasti da Glovo mentre la cucina diventa tale, ti portano appunto a dubitare. Anche se Dimitri ha sentenziato che “trasloco da due giorni, casa in disordine per due settimane” e pensi che tutto sommato la situazione ci stia. Ma ci sono momenti in cui la fatica senza fine sembra avere il sopravvento. Una decina di giorni, fra capricci dei figli e “non trovo più niente”, e la casa inizia a sembrare una casa, anche se pur sempre in disordine.

ACCOGLI GLI ARTIGIANI IN PIGIAMA

Dai, ci siamo quasi, tanto che una mattina aspetto gli imbianchini per gli ultimi ritocchi a muri e porte. L’appuntamento è per le otto e mezza, ma io me la prendo con comodo, pensando al traffico che incontreranno entrando in città, così quando alle otto in punto citofonano io sono in pigiama e becchi d’oca in testa. Riesco solo a trangugiare due caffè, ma quando mi trovano con il pigiamone di pile, di quelli che quando cammini fanno le scintille, con un fiocco enorme e la scritta “Queen of the night”, non fanno una piega. Allora mi sento in dovere di scusarmi per i becchi d’oca, ma il calvo dei due mi risponde prontamente che se avesse i capelli anche lui li porterebbe. Oh, qualcuno di spiritoso…

0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *