DAL VETERINARIO O AL MANICOMIO?

DAL VETERINARIO O AL MANICOMIO?

Da qualche il giorno il mio tigrotto Musino, dieci anni appena compiuti, non è in perfetta forma: più magro e spelacchiato del solito, ha problemi di digestione, giusto per non entrare nei dettagli. Già un paio di settimane fa è stato visitato a domicilio, ma visto che il problema si è riproposto, dal veterinario è arrivato il consiglio di prenotare un’ecografia. Così mi sono attaccata al telefono e ho cercato qualcuno che gliela potesse fare in giornata, per togliermi il pensiero, che avrebbe rischiato di farmi andare in blackout, visto che proprio non reggo l’ansia legata a malattie di figli e animali.

CLINICA VETERINARIA O GABBIA DI MATTI?

Ho trovato in una clinica aperta h24, relativamente comoda rispetto a casa mia, e quando sono arrivata, dopo l’accettazione, mi sono messa in attesa: con il mio Gattotti sulle ginocchia, stranamente calmo nella sua gabbietta, ero seduta in un cortile coperto, in mezzo a tanti altri casi. Casi umani, mi sono detta, guardandomi attorno, con una convinzione che mi sembrava confermata dalle occhiate lanciate dal veterinario di turno.

UN CAMPIONARIO DI CASI UMANI

Accanto a me c’era una signora con un cagnolotto afflitto da mal d’orecchi, che continuava a chiedere a tutti la stessa cosa, ripetendosi ogni tre o quattro minuti, con la mascherina rigorosamente abbassata attorno al mento. Mi sono spaventata, perché ho sempre avuto paura di finire così, sclerata, e alcune volte ho la netta sensazione di essere sulla buona strada. Sull’altro lato avevo un tizio, quarant’anni scarsi, con una purissima micia incinta: doveva fare l’eco, “la più bella della giornata”, per capire età e condizioni di mamma e nascituri. Ma lui, il tizio, insomma il proprietario, si agitava ogni volta che qualcuno lo avvicinava di tre metri, perché non voleva che la sua primipara si innervosisse, manco fosse un fidanzato innamorato o un papà in apprensione per la sua piccolina. Quindi? Avrà cambiato quattro o cinque sedie… Poi c’era un’altra proprietaria di cane, cagnolino per l’esattezza, che manifestava un’urgenza insopprimibile di parlare con chiunque: ha provato anche con me, ma fra mascherine, rimbombo nel parcheggio coperto, miagolii e pelosetti che abbaiavano, sinceramente capivo poco, molto poco, ma mi sentivo la testa sul punto di esplodere.

POVERI NOI…

Mi sono chiesta se ero dal veterinario o in un campionario di matti, usciti malconci da una pandemia che forse ha solo acuito i nostri tic. Quando è stato il turno del mio Musino, così silenzioso nella baraonda che stava per farmi sclerare, ho detto alla dottoressa che l’avrebbe preso in carico di essere un po’ frastornata. Lei? Ha risposto che eravamo in un vortice di follia, aggiungendo che io le sembravo la più equilibrata. Andiamo bene!

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